Vuoti di Memoria: il murale nella stazione di Porta Furba

ARTE NELLE METROPOLITANE

Il primo esperimento è stato il progetto Arte-Metro, diretto da Piero Dorazio, che ha visto la realizzazione di grandi mosaici di pittori e scultori nazionali e internazionali. Siamo alla fine degli anni ’90. Poi si devono attendere due decenni, circa, per ritrovare interventi artistici mirati alla riqualificazione delle stazioni della metropolitana di Roma. In pieno boom della street art. Operazioni come Avanguardie Urbane, promossa dalla 999Contemporary, con l’accoppiata di autori francesi e italiani (Alex One, C215, EpsylonPoint, Philippe Baudelocque, Popay, Seth; Lucamaleonte, Eron, Tellas e l’argentino Jaz) nel 2014 a Spagna; la collaborazione tra Atac e Più libri più liberi, che ha portato a Rebibbia, all’esterno, l’enorme mammut di Zerocalcare nel dicembre 2014; la “demarcazione” delle cinque fermate della linea B (Rebibbia, Tiburtina, Santa Maria del Soccorso, Monti Tiburtini, Ponte Mammolo) grazie a Urban Breath Project-Take One, che ha interessato Gomez, Ironmould, Solo, Diamond e Pepsy nel 2015; il murale di Keison, col famoso Panda, sulla facciata di Jonio nel 2016, sono i principali step attraverso cui i diversi scali si sono iniziati a dare un volto nuovo. È degli ultimi mesi (luglio 2019) la notizia della censura del lavoro di Lucamaleonte a Lido Nord, Ostia: per confermare, da un lato, come il trend di migliorare gli spazi comuni attraverso l’arte non si sia interrotto, anzi; e, dall’altro, per comprendere come la strada per generare appartenenza e coinvolgimento con operazioni creative sia ancora tortuosa e in salita.

Vuoti di Memoria Quadraro – ph. Aurelio Candido
VUOTI DI MEMORIA

C’è un elemento ricorrente, in molti contributi: la volontà di incidere sulle comunità che vi transitano; di attivare i cittadini; di creare narrazioni di carattere identitario.
Al Quadraro, nella stazione di Porta Furba, nel 2018 è stato eseguito il progetto Vuoti di Memoria, di Ugo Spagnuolo. Che vi si acceda da via Tuscolana o vi si arrivi direttamente dal treno, l’impatto è il medesimo: l’intera area è stata ricoperta da centinaia di sagome di bottiglie; un pattern continuo, ipnotico, (a prima vista, da lontano) ermetico, circonda e avvolge chiunque la attraversi. Ogni silhouette contiene frasi, scritte, disegni: i ricordi di chi vive lì, momenti significativi privati, oppure storici e collettivi. Spesso su fondo bianco, in alcuni casi emergenti dai blu, i rossi, i gialli della pittura, le memorie di giovani, bambini, romani, stranieri, anziani, compongono il mosaico di quella che è oggi la temperie culturale e sociale del quartiere. Per raccogliere ciascuna testimonianza sono occorsi mesi, da febbraio a settembre. E sono stati coinvolti scuole e associazioni, singoli e gruppi. Ancora adesso, se si osserva con attenzione, può spuntare un nuovo tassello; di nascosto, perché vietato:  è un intervento potenzialmente senza fine, la scrittura e la riscrittura del quotidiano, in un crogiolo di lingue, simboli e colori.

Vuoti di Memoria
IL QUADRARO

Nel mezzo, sui piloni che scandiscono lo spazio, campeggiano una serie di figure (a narrare diciotto eventi, realtà). Tengono tutte in mano una conserva, e la stanno sigillando con un turabottiglie. Il gesto, simbolico, fa di loro i custodi delle memorie della gente. Chi sono questi personaggi? Come sono stati individuati? Il Quadraro, che sorge a inizio ‘900 a ridosso della Tuscolana, si sviluppa tra gli anni ’30 e il secondo dopoguerra in una zona ben lontana dal centro cittadino, in un interstizio verde che di lì a breve verrà completamente saturato. La posizione strategica sulle linee di collegamento con i Castelli; gli sventramenti in atto a Roma, che stanno portando larghe fasce di abitanti a spostarsi verso la periferia; la crisi economica e sociale, che spinge masse ingenti verso le aree urbane, costituiscono le premesse della sua formazione e ne delineano la composizione. Quartiere popolare e ribelle, Medaglia d’oro al merito civile per la partecipazione attiva alla Resistenza, ha subito una delle più brutali rappresaglie durante l’occupazione nazista: la deportazione di quasi mille civili nei campi di lavoro in Germania, da cui buona parte (si stima oltre i 300) non è tornata. La vicinanza agli studi cinematografici ha poi inciso sulle occupazioni. Molti i caratteristi, le comparse, gli attori ma soprattutto le maestranze, provenienti, giocoforza, da qui. È un territorio a vocazione artigianale, di piccole botteghe. Ospitale, solidale e coeso, denso di gruppi che si prendono cura della propria storia, e gli uni degli altri. Oggi lotta tra le naturali spinte alla gentrificazione, che interessano i quadranti appetibili poco fuori le mura, e un orgoglioso rifiuto a stravolgere se stesso. È sede di studi di artisti e di spazi culturali; la street art ne colora facciate e pareti; vanta una identità multietnica e, nel breve tratto tra il forno e il bar, ognuno si conosce. È di queste vicende e umanità, di ieri e di adesso, che Vuoti di Memoria racconta, mischiando personalità e gente comune, nomi noti e non.

Vuoti di Memoria, Don Roberto Sardelli
I PERSONAGGI

Il primo sulla lista, almeno in ordine cronologico, è Papa Sisto V. Posizionato (rispetto ai tornelli) sull’ultimo pilone centrale, è a lui che si deve la costruzione nel ‘500 dell’Acquedotto Felice, contrassegno inconfondibile, con Porta Furba e le arcate che tagliano in due la Tuscolana, come un confine, uno spartiacque. Tra i suoi archi, tra il 1936 e il 1973, intere famiglie hanno innalzato baracche di fortuna, rifugi fatiscenti. Per «recuperarle a una vita dignitosa» Don Roberto Sardelli (straordinaria figura, da poco scomparsa, presente, col suo berretto, non appena si entra sulla destra) ha dato alla luce la Scuola 725, dove «imparavamo a spogliarci del vestito di portatori di bisogni, che ci avevano messo addosso, e a indossare l’abito di portatori di diritti», ha scritto nel libro Vita di borgata.
Alle traversie della guerra sono dedicate più storie: quelle di Vanda Prosperi e di Ada Giacopetti, vittime del Rastrellamento del 17 aprile 1944 (dell’Operazione Balena), quando strapparono a entrambe, fino alla liberazione dei campi, via i padri. Assieme a Ada, il nipote Daniele Miglio, che di quei fatti parla oggi nelle scuole, e a giovani e adulti, con lo spettacolo teatrale Nido di vespe. Infine c’è Clemente Scifoni, protagonista della Resistenza romana, partigiano gappista dell’VIII Zona, autore, il 4 marzo del ’44, dell’esecuzione del commissario Stampacchia. Il Quadraro, come l’intero settore Est della città, ha avuto un peso notevole nella lotta al nazifascismo. E la sua memoria viene celebrata ogni anno attraverso manifestazioni e ricorrenze. Organizzate dal basso, partecipate, sentite.

Vanda Prosperi – ph Domenico Campisano

Altro capitolo: Rossana Rory (la Norma de I soliti ignoti), Edoardo Nevola, Nino Terzo, Mario De Vico, Franca Scagnetti, e molti ancora, possono suonare estranei, come nomi, alla maggioranza delle persone, ma è difficile dimenticare le vicissitudini dello Scemo di guerra di Ascanio Celestini o l’inconfondibile risata di Ninetto Davoli. Legati ambedue al quartiere, rappresentano, in compagnia del tecnico del suono Luciano Muratori, il tributo del murale al cinema, che tanto ha dato grazie alla vicinanza degli Studi di Cinecittà. Poi c’è lo sport. Già la presenza del Bettini Quadraro ha segnato numerose generazioni: se è sempre stato il calcio a trainare la socialità e le ambizioni di bambini e adolescenti, ad esso, col tempo, si sono aggiunti la scherma e il pugilato, a causa dei successi di alcuni residenti. Giancarlo “Picchio” De Sisti, giocatore della Roma e della Nazionale Italiana, è tra i campioni selezionati per ricordare l’opportunità di riscatto del pallone; per la Quadraro Boxe si è invece scelto di ritrarre un non professionista, anziché una medaglia. Perché ciascuna disciplina, indipendentemente dai risultati, porta con sé rivalsa, rispetto, impegno. Le arti visive non potevano mancare: quanti autori hanno avuto i propri studi tra le viuzze della zona? Gli affitti relativamente bassi, la struttura a pochi piani delle abitazioni, la presenza di lotti di dimensioni cospicue hanno fatto sì che svariati pittori e scultori ne facessero meta di produzione. Alberto Santangeli è in Via dei Sulpici. Da decenni. E Cesare Tacchi – così come Mario Schifano o Renato Mambor, interpreti di quella straordinaria stagione pop e protagonisti della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo – ha orbitato attorno alla borgata.

Rimangono le storie legate alla quotidianità. Che la predominanza di occupazioni sia di carattere artigianale è già stato detto; le piccole botteghe sono la spina dorsale dell’economia e non si poteva non omaggiarne i patron. Due per tutti. In Via dei Quintili non è inconsueto sentire una pianola accompagnare brani della tradizione melodica italiana. A suonare è Gino Scarano, il barbiere dei divi, colui che ha fatto delle quattro mura della sua attività un affollato museo di ricordi, volti, cimeli. Dall’altro lato della Tuscolana vi è Sergio Tosoni, ex corniciaio e fotografo, oggi – in pensione – operoso organizzatore di incontri culturali. Si prosegue infine con le Associazioni e con i gruppi volontari di anonimi cittadini che giornalmente incidono sul benessere del territorio. Dalla Locanda dei Girasoli, trattoria che ha fatto dell’inclusione lavorativa di giovani con sindrome di Down la propria mission, alla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo, dove si praticano «percorsi di convivenza ed integrazione» (dal sito) tra italiani e stranieri. Dal QuadraCoro, dedito a una didattica musicale libera e aperta, alla murga Los Adoquines de Spartaco, impegnata, con suono e danza, a produrre cultura e alternative sociali a livello locale.
E se i diciotto esempi, uniti alle memorie di chi vive lì, non fossero sufficienti a rappresentare la complessità del quartiere, il progetto si compone di un ulteriore tassello, visibile, però, solo online. Centinaia le fotografie realizzate per immortalare altri “testimoni” (o custodi) nella posa di turatori. Perché la responsabilità di tramandare una storia così preziosa deve ricadere su ognuno.

Vuoti di Memoria – ph Aurelio Candido
COME CONTINUARE IL PERCORSO

Vuoti di Memoria  costituisce il primo incontro non appena si accede al Quadraro. Fuori della metropolitana il percorso può avanzare in un lento zigzagare, alla scoperta di archeologia, street art e architettura contemporanea, visitando il Museo di Urban Art di Roma (MURo), ideato nel 2010 da David Diavù Vecchiato; la casa di paglia auto-costruita; il Monte del Grano, ovvero il mausoleo di Alessandro Severo; la Pietra d’inciampo in via dei Lentuli 60 in memoria di Eldio Del Vecchio; il Parco degli Acquedotti; le case popolari progettate da De Renzi e Muratori, così come l’Unità di Abitazione Orizzontale di Adalberto Libera; la chiesa e la piazza Don Bosco; fino agli studi cinematografici di Cinecittà…