Subura

Del rione Monti, il primo e più antico di Roma, la Suburra, in latino Subura, da sub urbe, vale a dire “sotto la città”, occupa l’area più bassa. Si estendeva nella valle compresa fra i colli Quirinale, Viminale ed Esquilino, attraversata dall’Argiletum, l’asse stradale corrispondente a via Leonina e a via Madonna dei Monti.

La Subura era il quartiere malfamato della Roma antica, con le sue insulae, spesso soggette a crolli e incendi. Sovrappopolato, caotico, maleodorante, era attraversato da vicoli oscuri e dall’andamento tortuoso, stretti e spesso ingombri d’immondizie, dove si affollavano piccoli commercianti, schiavi, malviventi, ruffiani e prostitute. Vi abitavano attori e gladiatori, trafficanti di ogni genere, ma vi nacquero allo stesso tempo Giulio Cesare e Marziale, segno che, almeno in parte, l’immagine negativa che ci è stata tramandata dalla letteratura dell’epoca non è del tutto attendibile.

Sappiamo che numerosi intellettuali la frequentavano di giorno per ricorrere ai servizi di schiavi istruiti, che copiavano i testi greci e latini; Messalina, invece, la sposa infedele dell’imperatore Claudio, frequentava i postriboli fino a tarda notte. Con il calare dell’oscurità, cresceva il rischio di essere aggrediti o rapinati: perciò i nobili, in cerca di emozioni forti, vi si recavano con un’adeguata scorta di schiavi ben armati. Si racconta tuttavia che Nerone, in incognito, fosse solito aggirarsi lungo le strade della Subura per sondare gli umori della popolazione.

A seguito dei frequenti incendi, vista la prossimità con i Fori, venne edificato un muro alto più di trenta metri, costruito con una tecnica a incastro e giunto a noi in ottimo stato di conservazione. Oltre a proteggere dal fuoco, aveva la funzione di dividere l’area residenziale da quella pubblica e monumentale della città.

Ignorata dai grandi interventi urbanistici, succedutisi nel corso dei secoli, la Subura ha conservato per molti tratti la sua struttura viaria e la connotazione popolare. Ancora oggi, di notte, si può apprezzare il fascino delle sue strade e dei suoi scorci godendo al tempo stesso della vivacità e dell’atmosfera internazionale che la caratterizza e la rende unica fin dai tempi di Giulio Cesare.

Di Stefano Iatosti