Il culto di Mithra

Il culto di Mithra, divinità di origine persiana, venne portato a Roma nel I secolo dopo Cristo dai legionari che avevano combattuto in Oriente e si diffuse presto in città e nelle province. A Roma i fedeli erano migliaia e celebravano i loro riti in sale sotterranee imitanti la grotta dove il dio avrebbe compiuto il sacrificio del toro, simbolo delle forze oscure. La religione aveva carattere misterico e ai riti erano ammessi soltanto gli uomini. Si credeva che l’anima, corrotta dalla discesa sulla Terra, potesse purificarsi attraverso l’osservanza dei precetti e la celebrazione del sacrificio, comportante l’abluzione con il sangue del toro immolato sull’altare. La raffigurazione tradizionale di Mithra è, infatti, quella di un giovane nell’atto di affondare un coltello nella gola dell’animale. Al momento della morte, il dio sarebbe intervenuto in favore dei suoi fedeli favorendone l’ascesa al Cielo. A Roma sono presenti molti mitrei, alcuni dei quali visitabili e di grande interesse storico e artistico. I più importanti sono quelli della basilica di San Clemente, a metà strada fra Colosseo e Laterano, di Santa Prisca sull’Aventino, del palazzo Barberini e del Circo Massimo. Costituiti da diversi ambienti, presentano una sala normalmente rettangolare, adibita al culto, con l’entrata rivolta a Oriente, banconi di pietra laterali, simili ai triclini, dove si distendevano gli adepti e la nicchia ospitante l’immagine scolpita o dipinta di Mithra. In particolare, quello di San Clemente rappresenta il punto di arrivo di un percorso, che è anche una discesa nelle profondità della storia, evidenziata dai quattro livelli delle successive edificazioni. Con il suo silenzio e il segreto ormai inaccessibile del suo culto, è un luogo di grande suggestione, il simbolo di una Roma meno conosciuta, da scoprire a poco a poco.

Di Stefano Iatosti